Cosa bolle in pentola? — Lo stato delle politiche giovanili in Puglia

Cosa bolle in pentola? — Idee innovative a confronto
Bari — 11-12-13 aprile 2018
Strada S. Giorgio Martire, 2D

Il programma Bollenti Spiriti promosso dalla Regione Puglia – Assessorato alle Politiche Giovanili ha rappresentato per molti una occasione per intraprendere percorsi di crescita personale e professionale e sfidare i campi dell’avvio d’impresa e della promozione di attività culturali e sociali. Ha poi supportato l’azione degli enti locali nella valorizzazione e nel recupero dei beni pubblici.

Cosa bolle in pentola? punta a far emergere e mettere in rete il potenziale rappresentato dai giovani che hanno beneficiato delle azioni del programma negli ultimi anni, con un duplice obiettivo:

  • Fare il punto dello stato delle politiche giovanili in Puglia, analizzando i punti di forza e di debolezza della vecchia programmazione, le prospettive della nuova, e proporre delle raccomandazioni ai futuri amministratori regionali.
  • Sensibilizzare ed informare gli amministratori locali che si occupano di politiche giovanili sulle buone pratiche che si possono avviare e sperimentare.

 

A che servono gli occhi se non a guardare le conchiglie?

Di Italo Calvino mi piace rileggere, quando capita, un racconto — La spirale — che è bellissimo.

E’ una cosmogonia delle conchiglie e degli occhi.

I primi molluschi cominciano a produrre conchiglie, a spremere una forma di sé, per un bisogno di identità relazionale, in un contesto primordiale di labilità indifferenziata.

Con le conchiglie, lo spazio indistinto  esce dal buio e diventa un campo visivo, che richiede di essere sperimentato in termini estetici attraverso occhi: e così da quelle vite mucillaginose primordiali emergono dispositivi nervosi fotosensibili, iridi, retine, pupille…

Le conchiglie — quindi — piegano il corso evolutivo della vita facendo nascere gli occhi, così che questi possano essere colpiti dalla loro radiante bellezza.

L’arte di raccontare storie è quella di secernere conchiglie, irradianti un universo di valori, significati, simboli. Di creare universi narrativi che emozionino e coinvolgano.

«Così la vista, la nostra vista, che noi oscuramente aspettavamo, fu la vista che gli altri ebbero di noi. In un modo o nell’altro, la grande rivoluzione era avvenuta: tutt’a un tratto intorno a noi s’aprirono occhi e cornee e iridi e pupille: occhi tumidi e slavati di polpi e seppie, occhi attoniti e gelatinosi di orate e triglie, occhi sporgenti e peduncolati di gamberi e aragoste, occhi gonfi e sfaccettati di mosche e di formiche».

Niang Maguette ed il decoro urbano

Ieri a Roma un uomo è morto. Si chiamava Niang Maguette e aveva 54 anni. Era originario del Senegal. In Italia da trent’anni, lavorava come venditore ambulante. E’ morto sul marciapiede di via Beatrice Cenci, all’ingresso del Ghetto ebraico. Dove è morto, ora c’è una macchia di sangue.

Ha perso la vita per cause ancora da chiarire, durante un’operazione della polizia municipale contro il commercio abusivo, condotta nella zona intorno all’antico Ponte Fabricio.

La polizia municipale smentisce “alcun coinvolgimento diretto tra l’operazione antiabusivismo e il decesso del cittadino senegalese”, e intanto plaude al proprio blitz, con un post su Facebook che parla di “sei sequestri amministrativi”, conseguenza della “vendita di borse e portafogli effettuata su lenzuola distese in terra che, oltre a rappresentare un illecito per assenza di titoli autorizzativi, risultava dannosa anche dal punto di vista del decoro urbano”. Nel post, decoro urbano diventa persino un hashtag, che precede la foto della merce sequestrata.

Niang Maguette lascia tre figli.

Abbiamo bisogno di storie migliori sul futuro dell’intelligenza artificiale

HAL 9000 sbatte fuori dai propri sistemi Dave in 2001: Odissea nello spazio. In Terminator il sistema di difesa basato sull’intelligenza artificiale SkyNet diventa cosciente e avvia un olocausto nucleare. In Ex Machina, la robot Ava diviene un io cosciente e supera un nuovo test di Turing per convincere gli umani a empatizzare con lei e aiutarla a scappare.

E se invece avessimo storie alternative sull’intelligenza artificiale — non post-apocalittiche, non distopiche — per esplorare alcuni dei problemi più pressanti e reali con cui dovremmo avere a che fare?

La danza della pioggia

Pioggia e maltempo di un giorno in un luogo possono avere impatti molto più generali. L’Election Day del 2000 — che segnò l’inizio dell’era presidenziale di George W. Bush — in Florida fu un giorno particolarmente piovoso: un paper che ha incrociato i dati di affluenza alle urne e i dati meteorologici americani è giunto alla conclusione che una giornata di sole avrebbe portato più elettori democratici alle urne, e spianato la strada verso la Casa Bianca ad Al Gore, invece che a Bush, e forse la nostra storia più recente sarebbe stata molto diversa.

Rimane attualissimo il titolo della celebre conferenza di Edward Lorenz del 1972: «Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?».

In Fino alla fine del mondo — di Wim Wenders — una voce fuori campo dice all’inizio del film: «Claire cambiò direzione, cambiando per sempre la sua vita, cambiando le vite di tutti noi».

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L’entrata in guerra

Alle 2 e 30 — ora di Baghdad — del 17 gennaio 1991 comincia la prima guerra del Golfo.

A 24 ore dalla scadenza dell’ultimatum imposto dall’Onu, parte l’operazione Desert Storm. Il maggiore Gianmarco Bellini (pilota) e il capitano Maurizio Cocciolone (navigatore) decollano a bordo di un cacciabombardiere con altri velivoli italiani. Il loro aereo è colpito dall’artiglieria contraerea irachena e i due militari si lanciano con il seggiolino eiettabile. Tre giorni dopo la loro cattura la tv irachena trasmette l’ormai celebre interrogatorio in diretta di Cocciolone, («My name is Maurizio Cocciolone…»).

È l’entrata in guerra dell’Italia: la guerra dei 25 anni, ancora in corso.

Aeroplanini di carta in giro per il mondo

Una app meravigliosamente inutile, che permette di realizzare aeroplanini di carta e mandarli a sconosciuti in giro per il mondo. Paper Planes — prodotto da Google e Active Theory — è un gioco non competitivo, che non ha alcun obiettivo particolare se non quello di piegare un foglio di carta ad aeroplanino, metterci un timbro con la data e il luogo dove ci troviamo — è geolocalizzato — e lanciare il velivolo: qualcun altro lo riceverà, potrà apporre il suo timbro e rilanciarlo.

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Google Noto: tutti gli alfabeti possibili

Il 6 ottobre scorso Google ha presentato un nuovo font: si chiama Noto, è open-source, e copre 800 lingue — dal fenicio al tibetano — e tutti gli alfabeti — più di 100.

I font attuali non possono essere adoperati per qualsiasi lingua ed alfabeto, e, quando non riescono a rappresentare un carattere, al suo posto disegnano un antipatico rettangolo vuoto, simile ad un pezzo di formaggio di soia — tofu. Noto sta per «No More Tofu», cioè «Non più Tofu».

Tra le lingue in cui si può scrivere usando Noto ci sono il fenicio, il sumero cuneiforme, il lineare B — un sistema di scrittura usato nell’antica Grecia tra il quattordicesimo e il tredicesimo secolo avanti Cristo — e l’ogham — una antica scrittura irlandese.

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«Ti amo, tuo per sempre Samir»

«Mio adorato amore, per favore non morire, io ce l’ho quasi fatta. Dopo mesi e giorni di viaggio sono arrivato in Libia. Domani mi imbarco per l’Italia. Che Allah mi protegga. Quello che ho fatto, l’ho fatto per sopravvivere. Se mi salverò, ti prometto che farò tutto quello che mi è possibile per trovare un lavoro e farti venire in Europa da me. Se leggerai questa lettera, io sarò salvo e noi avremo un futuro. Ti amo, tuo per sempre Samir».

Samir — ragazzo egiziano di 20 anni — è arrivato cadavere a Pozzallo. Aveva questa lettera da spedire, conservata in una busta di plastica sigillata per non farla bagnare.

Lui non ce l’ha fatta a spedirla. Pubblicarla — anche qui — è un tentativo di spedirla noi per lui, di farla rimbalzare da medium a medium digitale — da Facebook a Twitter a Gmail — di farle fare il giro del pianeta fino a portarla nelle mani del suo adorato amore.