Blockchain for Dummies

Introduzione minima a blockchain, criptovalute, smart contract, blockcom enterprise

Le domande:

  • Che cos’è una blockchain?
  • Che cos’è una criptovaluta?
  • Che cos’è uno smart contract?
  • Che cos’è una blockcom enterprise?
  • Cosa accade nell’economia, nella politica, nella società?
  • Come cambia la privacy?

 

Che cos’è una blockchain?

La blockchain è un registro, un tabellone digitale di record — i block — che:

  • Hanno un proprietario: non un proprietario identificato in una persona fisica o giuridica (con nome, cognome, carta di identità, codice fiscale, …), ma invece un proprietario al portatore (sono di chi ne possiede la chiave crittografica).
  • Hanno una marca temporale, ovvero una data certa di emissione.
  • Sono irremovibili ed immodificabili, ovvero incontraffabili.

I block condividono — in altri termini — il medesimo statuto semiotico di un altro medium di valore: le banconote.

Ma non solo: gli atti notarili, i contratti di compravendita, gli attestati di proprietà, i certificati di nascita, i titoli di studio, gli atti costitutivi delle società, le fatture di acquisto, … — tutto quello che oggi è certificato e mediato da notai, banche, anagrafi, pubblici registri, autorità centrali, … — può essere disintermediato attraverso una tecnologia di public ledger distribuito, la blockchain appunto.

Anche romanzi, poesie, canzoni, spartiti musicali, brevetti industriali, … — che oggi richiedono un mediatore che ne attesti la intellectual property e che ne negozi i diritti di fruizione — possono liberarsene se diffusi e negoziati come record di un public ledger, un libro-mastro distribuito e condiviso.

Ed infine, tutte le informazioni pulviscolari emesse e diffuse dai dispositivi dell’internet delle cose (sensori, rilevatori, processori, …) potrebbero avvalersi di un pubblico registro distribuito che ne attesti emittente, data, irrevocabilità ed incontraffabilità. La prossima Internet of Everything richiede un Ledger of Everything: pensa alle certificazioni di qualità di processo monitorato, o di tracciabilità di filiera (ad esempio delle materie prime di un prodotto alimentare).

In sintesi, se una pagina nel web del nostro ultimo quarto di secolo rappresenta l’informazione, un record nella blockchain del nostro prossimo quarto di secolo rappresenterà il valore: dal World Wide Web (of information) al World Wide Ledger (of value).

Link:

 

Che cos’è una criptovaluta?

Una criptovaluta è una valuta digitale — paritaria e decentralizzata — la cui emissione e le cui transazioni vivono nel contesto tecnologico della blockchain. Tutti noi potremmo inventarci ed emettere una criptovaluta, ed affidarla alle libere fluttuazioni finanziarie, o comunque effettuare transazioni in criptovaluta — in unbanked mode: senza un conto corrente bancario, una carta di credito, un libretto di assegni, …

Legale? Illegale? Né l’uno né l’altro, nei termini che non vi è — ancora — un contesto giuridico e normativo regolamentato.

Link:

  • Monero, una nuova criptovaluta che — nell’ultimo mese — ha più che quadruplicato il proprio valore, con un circolante di 100 milioni di dollari.

 

Che cos’è uno smart contract?

Abbiamo detto: banconote, atti notarili, contratti ed attestati, opere intellettuali, flussi di dati da sensori, …, ovvero informazioni di valore — ma statiche.

Tuttavia in un record della blockchain possono starci anche informazioni dinamiche, ovvero programmi software esecutivi, codice applicativo che fa qualcosa al verificarsi di qualcos’altro, in modo automatico, irrevocabile ed immodificabile: è un contratto in esecuzione, che agisce, che opera, che negozia, che mantiene gli impegni: uno smart contract.

Pensa se io scrivessi un romanzo o componessi un brano musicale, e li pubblicassi in blockchain collegandoli ad uno smart contract che ne definisca un micro-pagamento per chiunque voglia leggerli o ascoltarli, senza passare da una casa editrice, da una libreria, o da Amazon, o dalla SIAE, o da Spotify.

Pensa se i pannelli fotovoltaici installati sul tetto di casa rendessero disponibile in rete il surplus elettrico che non consumo, collegandolo ad uno smart contract che lo vende all’asta al miglior offerente, senza passare per Enel.

Pensa se installassi al balcone di casa una piccola centralina di sensori ambientali, con uno smart contract che venda in termini pay-per-use i dati rilevati accettando micro-pagamenti — anzi, pico-pagamenti — in criptovaluta da chiunque voglia adoperarli, ad esempio per le previsioni del tempo o per il monitoraggio della qualità dell’aria urbana?

Pensa anche ad una nuova modalità della attuale sharing economy — disintermediata: ad Uber senza Uber, ad Airbnb senza Airbnb, a Youtube senza Youtube, …

Ecco, i nostri prossimi ambienti di code development saranno blockchain-based, arbitrary-state, Turing-complete scripting platform.

Link:

  • Ujo: la distribuzione musicale attraverso smart contract in blockchain.

 

Che cos’è una blockcom enterprise?

Se marketing, vendita, distribuzione, pagamenti, incassi sono affidati alla blockchain, mi avvicino all’idea di impresa blockcom: senza uffici, senza amministrazione, senza rete commerciale, senza contabilità, senza conti bancari, senza persone e senza costi (se non quelli computazionali, e quindi energetici, del blockchain peer). E pure — in buona parte — senza tasse da versare. E’ intrigante — per tanti — questa distopica utopia dell’impresa delocalizzata nella blockchain.

Link:

  • DAO – Dezentrale Autonome Organisation: una cripto-banca che finanzia start-up raccogliendo fondi attraverso smart contract che garantiscono la remunerazione futura del capitale investito dagli azionisti. Nessun dirigente, nessun impiegato, nessun ufficio, … DAO è una azienda bancaria che esiste soltanto come codice applicativo nella forma di smart contract. In meno di un mese — a giugno di quest’anno — DAO ha raccolto più di 160 milioni di dollari in ether, una criptovaluta non troppo diversa da bitcoin.

 

Cosa accade nell’economia, nella politica, nella società?

Come impatteranno le blockchain e le criptovalute nell’economia, nella politica, nella società? E’ evidente che sono possibili svariate declinazioni politiche e sociali di tale impianto tecnologico.

Da quelle punk-rock — anarchiche, anti-autoritarie, anti-sistemiche del mai più governi, mai più banche, mai più oppressione turbocapitalista e finanziaria — fino a quelle smooth jazz con cui le grandi corporation della finanza stanno investendo in tali tecnologie esplorandone le opportunità invece sistemiche di nuovi business, più o meno consapevoli che queste potrebbero anche decretarne la loro dolce fine.

Da quelle che vedono nella blockchain una praticabile estensione inclusiva dei diritti economici, imprenditoriali, reddituali anche verso chi oggi ne è escluso — no bank account required, no proof of citizenship required, no birth certificate required, no home address required, no stable local currency required: don’t occupy Wall Street, invent our own street! — a quelle che temono la blockchain come l’imporsi di un oscuro machine-driven totalitarism.

Link:

 

Come cambia la privacy?

Anche la privacy — nel contesto delle blockchain — ne viene del tutto ridefinita.

La mia identità può essere decomposta in tanti moduli identitari affidati a record diversi della blockchain — possiamo definirli persone, o in altri termini avatar — a tenuta stagna ed isolati gli uni dagli altri. In uno posso metterci le mie informazioni anagrafiche (nome, cognome, data di nascita, codice fiscale), in un altro i miei indirizzi di residenza e le città in cui vivo, in un altro i miei recapiti telefonici, mail e social, in un altro i miei percorsi di studio e formativi, in un altro le mie informazioni sanitarie, in un altro le mie passioni ed i miei interessi, in un altro la mia identità sessuale, in un altro ancora i miei amici e le mie relazioni affettive, …

Sono io l’unico ad avere la chiave di correlazione di tali molteplici moduli identitari — self-issued digital identity — e sono io che valuterò di volta in volta quali moduli rendere disponibili a Google quando leggo Gmail, a Facebook quando pubblico le foto del gattino, alla mia azienda, alla mia compagnia assicurativa, ai miei amici, ai miei clienti, al mio commercialista, …

Così i miei dati identitari restano inaggregabili, e la mia identità improfilabile, in quanto multifaceted, nuanced, e transient.

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