Google non è il diavolo, ma talvolta gli somiglia dannatamente!

Google is not evil, Google non è il diavolo: era — oggi lo è un po’ meno — lo slogan recitato come mantra dai dipendenti dell’azienda.

Poi — nel 2006 — i googlisti di tutto il mondo si chiesero come diavolo fosse possibile che il motore di ricerca potesse adeguarsi alla poco liberale richiesta del governo cinese di mascondere alcune inopportune pagine dell’archivio. Dopo pochi anni turbolenti e conflittuali — nel 2010 — Google smette di censurare i propri risultati di ricerca in Cina, e di conseguenza viene oscurato e deve chiudere i suoi uffici ed andarsene, con il paradosso attuale che oggi il paese è inondato di telefoni e tablet a basso costo basati sul sistema operativo (Google) Android, ma gran parte di questa marea di gadget è scollegata dai servizi Google (app, mappe, posta, …). Il search engine recupera la sua neutralità algoritmica — ovvero la sua innocenza: tutte le parole hanno pari diritto ad essere ricercabili, senza nascondimenti e manipolazioni, e tutte le persone hanno pari diritto a cercare, senza censure di regime.

Fin qui lo schema è semplice: l’Occidente buono — con i suoi valori fondativi di di libertà fin dai lumi della Rivoluzione Francese — contro il resto del mondo cattivo ed oscurantista, angeli contro demoni, e Google che sta dalla parte del bene, costi quello che costi.

Le cose si complicano non poco quando — oggi, non ieri — Google manipola — qui nell’estremo Occidente, non altrove — l’algoritmo di ricerca, e mette in atto interventi diretti e deliberati di alterazione dei risultati.

Un caso? Le azioni di contrasto al terrorismo jihadista. Cerchi contenuti jihadisti? Propaganda alla guerra santa? Indicazioni di reclutamento? Istruzioni per confezionare ordigni esplosivi o procurarti documenti falsi? Allora ti propongo risultati opposti, e ti rimando a siti pedagogici che ti parlino di pace, di amore, e di valori (occidentali)! «Stiamo lavorando a una contronarrazione mondiale» — spiega Google — «Quando le persone inseriscono termini potenzialmente pericolosi nel nostro motore di ricerca, troveranno questa contronarrazione».

Un altro caso — forse anche più grave? Le interferenze nelle elezioni presidenziali americane. Google piega i suggerimenti di ricerca a favore di Hilary Clinton, contro gli altri candidati. Per Clinton solo parole positive o — se non ce ne sono — nessun suggerimento. Per Trump no, così come durante le primarie non è avvenuto per l’altro sfidante Sanders.
Fine dell’innocenza algoritmica? No, Google non è affatto il diavolo, ma talvolta gli somiglia dannatamente!

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