Niang Maguette ed il decoro urbano

Ieri a Roma un uomo è morto. Si chiamava Niang Maguette e aveva 54 anni. Era originario del Senegal. In Italia da trent’anni, lavorava come venditore ambulante. E’ morto sul marciapiede di via Beatrice Cenci, all’ingresso del Ghetto ebraico. Dove è morto, ora c’è una macchia di sangue.

Ha perso la vita per cause ancora da chiarire, durante un’operazione della polizia municipale contro il commercio abusivo, condotta nella zona intorno all’antico Ponte Fabricio.

La polizia municipale smentisce “alcun coinvolgimento diretto tra l’operazione antiabusivismo e il decesso del cittadino senegalese”, e intanto plaude al proprio blitz, con un post su Facebook che parla di “sei sequestri amministrativi”, conseguenza della “vendita di borse e portafogli effettuata su lenzuola distese in terra che, oltre a rappresentare un illecito per assenza di titoli autorizzativi, risultava dannosa anche dal punto di vista del decoro urbano”. Nel post, decoro urbano diventa persino un hashtag, che precede la foto della merce sequestrata.

Niang Maguette lascia tre figli.

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