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Curiamo un piccolo progetto editoriale — tra il web e la tipografia — per raccontare alcuni itinerari di esplorazione delle culture e delle tecnologie della comunicazione digitale.
Vorremmo tracciare itinerari e disegnare mappe per un percorso di esplorazione critica del presente della rete: l’internet dei consumi e del marketing nella quale l’individuo può perdersi ma anche identificarsi, l’internet periferia–ghetto come luogo di emarginazione ma anche di libera e vivace elaborazione culturale, l’internet delle culture giovanili, dell’espandersi tumultuoso dei sistemi e dei flussi comunicativi, della liberazione delle differenze, della molteplicità dei linguaggi.
Pochi sono i luoghi formali dell’internet, e molti i luoghi informali, cresciuti senza progetto, autorealizzati, spesso abusivi, che si sviluppano e crescono con processi difficilmente governabili, spontanei, autorappresentativi, aventi come uniche regole la flessibilità, l’adattabilità, lo sfruttamento delle risorse disponibili, la mutevolezza. Vorremmo avventurarci in questi luoghi, che oggi sono contesto e confine di cittadinanza, e verificare percorsi verso un’idea di cittadinanza che — contro ogni codice riduttivo dell’appartenenza e dell’esclusione — possa essere cultura della diversità e dell’accoglienza.
Proponiamo navigazioni a vista, senza bussole o carte se non l’atlante del Gran Kan, che contiene le mappe delle terre promesse visitate nel pensiero ma non ancora scoperte o fondate — la Nuova Atlantide, Utopia, la Città del Sole, Oceana, Tamoé, Armonia, New-Lanark, Icaria — e delle città che minacciano negli incubi e nelle maledizioni — Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World.